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Racconti e storie sul Natale

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La rapina

Il barista stava sparecchiando gli ultimi tavoli, passando in continuazione di fianco a quello di Salvatore per fargli capire che era arrivata l'ora di sgomberare. Era la vigilia di Natale e quel giorno il bar avrebbe chiuso in anticipo, ma Salvatore continuò imperterrito a bere ancora altra birra, del resto era l'unica cosa che gli rimaneva nella vita. Da quando aveva perso moglie e figlio in un tragico incidente stradale parecchi anni prima, il vortice dell'alcol, oltre che prosciugare la sua misera pensione, aveva risucchiato quel che rimaneva della sua vita solitaria.
Finalmente si alzò dal tavolo un po' barcollando, avrebbe cercato un altro bar che magari rimaneva aperto qualche ora in più. Per Salvatore i cenoni ed i festeggiamenti di Natale erano un qualcosa di talmente sepolto nella memoria, al punto che pensava appartenessero ad un'altra vita.
"Ciao Salvatore dove te ne vai?"
Pur sotto l'effetto già stordente della sbronza, Salvatore riconobbe Mario, un poco di buono noto nel quartiere per spaccio di droga e furti con scasso.
"Mi hanno mandato via dal bar" rispose Salvatore. "Hanno tutti fretta di cominciare a festeggiare questo maledetto Natale".
"Maledetto?" continuò Mario. "Per me Natale è uno dei giorni più belli dell'anno. Tutti ad abbuffarsi e a festeggiare ed io posso entrare indisturbato nelle case della gente e mi faccio letteralmente d'oro. Ho preso di punta l'appartamento dove vivono due vecchie sorelle rimbambite e stasera andrò da loro a fare una visitina".
Salvatore lo guardò perplesso ed allo stesso tempo incuriosito da quell'argomento e ciò spinse Mario a continuare il suo discorso.
"Senti un po', perché non mi dai una mano stasera? Penso che quelle vecchie non se la passino male economicamente. Faremo un bel colpo e ci spartiremo il bottino".
Salvatore stette per qualche istante sovrappensiero. Sinora la sua fedina penale era rimasta pulita, nonostante il vizio dell'alcol e qualche frequentazione poco raccomandabile, ma

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Quella volta che il Bambino Gesù voleva scioperare

E io non nasco. Voi continuate pure così, come al solito, che tanto non avete imparato niente. Che nasco a fare? Me lo chiedo ogni anno, ma quest'anno ancora più insistentemente. A voi non importa niente né di me né della mia famiglia, per voi siamo solo dei pupazzetti da ammirare nelle vostre case, chiese e botteghe. L'anno scorso ci è toccato accogliere i tre Re Magi scesi da tre Micromachines fiammanti, e uno si è pure scusato che aveva sbagliato dono e dentro il cofanetto c'erano i Mon Cheri, che a quella santa donna di mia madre manco piacciono.
Un'altra volta ci è cascata sopra alla capanna una enorme stella di cartone ricoperta di alluminio, e ci ha bloccato l'ingresso per tre giorni tanto che i pastori gridavano "fuori... fuori!". Per fortuna che un elicottero Mattel della Protezione Civile, attratto dalle luci intermittenti del paesello lassù, ci ha salvato sollevando uno dei lati di sughero della capanna per farci uscire... Mio padre non ce la fa più, non dorme da giorni, è attanagliato da dubbi inconfessabili circa la mia nascita... Mamma invece è intenta a scacciare i giganti curiosi che con le guance rosse ed enormi dentini da latte si affacciano più volte al giorno oltre le colline coperte di neve finta... Dice che la rendono nervosa. Giura che l'altro giorno li ha visti azzannare un intero gregge di pecorelle di plastica che stazionava qua davanti da una settimana. Fantasie e paure di una madre iperprotettiva? Lo spero... E adesso che succede? Che è stò casino? Basta!! Finitela voi lanaioli, caldarrostai, pescivendoli, arrotini, verzurai, fabbri e maniscalchi... Ma che succede là fuori, un raduno della Confcommercio? Tanto è inutile che strilliate tanto, che la vostra mercanzia non ve la compra nessuno, tutta roba cinese - si vede da lontano. C'è una strana luce nel cielo... che si avvicina... L'asino e il bue sbuffano come al solito, e qui fa un calduccio, vero mammina? Allora che faccio nasco? E vabbè... uffa... nasco. E

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Sul Natale un mantello cinese

Orazio scriveva "Grecia capta ferum victorem cepit", ossia che la Grecia, conquistata dai Romani con le armi, conquistò Roma con la sua cultura.
A sua volta Roma fu conquistata con le armi dai barbari ma alla fine prevalse su di loro con la sua cultura.

Tanta acqua è passata sotto i ponti ma la storia si ripete e i popoli si alternano sulla finestra della storia.

Oggi i cinesi, sorridenti e gentili, asciutti e determinati stanno conquistando l'Italia e l'Europa con la finanza e con tanti prodotti.

S'insediano in una strada di una città e gradatamente si espandono per l'intero quartiere, estromettendo gli indigeni. Lavorano silenziosi e costanti come formiche in un formicaio.

Si dice che i loro prodotti siano inaffidabili, che non sono conformi alle nostre specifiche tecniche, che fabbricano solo prodotti maturi (a bassa tecnologia). In tanto i loro prodotti vanno a ruba tra gli immigrati e nei mercatini rionali, dove i tanti poveri del progresso possono soddisfare i loro bisogni.

Ma quest'analisi a mio avviso è parziale, fotografa solo una parte della realtà.

Provate ad andare in un supermercato e troverete una percentuale altissima di oggetti cinesi, piccoli e grandi, di qualsiasi specie. Provate a entrare in un negozio cinese di oggettistica (è quella che più attira la mia attenzione, ma in un negozio di vestiti sarà lo stesso) e troverete oggetti di ogni tipo dall'elettronica alle lampadine a led, dagli arredi alle stoviglie per la casa.
Si diceva che ci avrebbero rubato il lavoro dei prodotti maturi (senza tecnologia), che noi avevamo il sapere, le professionalità, la scienza, lo stile.
Ed invece ci invadono con prodotti, magari non a norma (le nostre norme) ma ricchi di tecnologia, di uno stile frutto di un'inventiva sconosciuta a noi occidentali.

Ieri sono andato in un supermercato di grande tradizione a Salerno, la città delle luminarie, e mi sono soffermato nell'angolo del Natale, affascinato dai colori, dai disegni, dalle f

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   0 commenti     di: Ettore Vita


Storia di una famiglia

In una città del Medio oriente, verso sera tutti i lavoratori tornano nelle proprie case.
Solo un uomo non fa ritorno.
La moglie lo aspetta: non sono nel loro paese, l'uomo è artigiano, insieme si spostano da un luogo all'altro per lavoro. Lei è gravida e nonostante la fatica di tirare avanti, sono una coppia unita.
È un nuovo giorno e in paese arriva un pastore con molte pecore. Era da tempo che non si vedevano greggi tra le case. Tre cani meticci neri e scarni, hanno occhi rosso sangue come la più brutta rappresentazione della fame, controllano il gregge insieme al pastore. Accanto a loro sta camminando Lei insieme alla moglie del vicino di casa, un allevatore di vacche.
I cani la vedono, ringhiano. Lei fa un passo indietro, le mani a coprire il ventre, a difendere il figlio che sta per nascere. Il suo sguardo incrocia quello dei cani, la paura aumenta, negli occhi delle bestie sembra nascosto il diavolo in persona. I cani continuano a ringhiare avvicinandosi a Lei. Il pastore fa come nulla fosse e continua a guidare le pecore a testa bassa.
Si sentono gracchiare tre grandi corvi; sono su un carro fermo vicino alla donna e sembra quasi che parlino al pastore. Quest'ultimo emette un suono rivolto ai corvi, non una voce da uomo, come un verso animale, simile a quello di una capra; poi copre il proprio viso con un ampio cappello, richiama i cani e prosegue il viaggio. La donna non si accorge di quest'ultimo avvertimento ma scossa dallo sguardo dei cani decide di tornare a casa in tutta fretta.
È sera e la donna avverte dei forti dolori al ventre, è sola, il marito tornerà tardi dal lavoro questa sera e lei ha bisogno di aiuto. La casa più vicina è a un km di distanza e così decide di incamminarsi. A metà strada perde i sensi, sulle sue spalle una vita di stenti. Sviene.
È notte inoltrata, la donna riapre gli occhi. Ora è nel piccolo fienile dei vicini di casa, in parte a lei suo marito le asciuga la fronte bagnata. Sta per partorire.
Si

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   0 commenti     di: Alessandro


Natale 2011 - Ore 12:00

" Scendete dal cavallo della vostra ragione! ".
Mi sto interrogando su questa frase di Benedetto XVI.
La razionalità non è dunque cosa buona?
Scendi dal cavallo! Non essere cavaliere! Vai a piedi?
Ma che vuoi dire Benedetto?
Porgete la vostra mano, come i bambini fanno con i genitori, a questa mano più grande che viene dall'alto.
La risposta data da Dio all'uomo con la nascita di Gesù detto il Cristo è ben superiore ad ogni aspettativa umana rispetto alla domanda inoltrata da noi nel corso dei secoli.
Vogliamo tutti realizzarci. Dio, realizzato in se stesso, esce da se stesso per realizzare noi.
" Scendete dal cavallo della vostra ragione! ".
Che dobbiamo fare?
C'è chi ha ascoltato, non temete!
C'è chi ha ascoltato le nostre lacrime ed i nostri pianti, le nostre lagne ed i nostri lamenti.
C'è chi ha ascoltato!



Augguri

Stammatina 'o zì Gregorio m'ha fatto 'augguri.
<Grazie, grazie assaie on Gligò. Ve cuntraccambio 'e core. Stateve bbuono.>
Ma 'qua augguri che chille tene 'a mugliera assettata co 'a paralisi e ò figlio c'ha vvede ò sole miezz'ora 'ò jurn da 'u curtile e Poggioreale.
L'auggurio cchiu bbello che 'o putesse ffa è che s'adduorme stamatina e s'addesta 'o jurn appress a Bbefana accussi nun n'ha 'a sentì cchiu buggie.
Mannaggia a ste ffeste, sti augguri e chi 'e ffa.

   0 commenti     di: Marcello Piquè


La Mappa del Cuore

“Quando arrivato sarà il momento,
il tuo cammino apparirà spento
e della vita conoscerai il tormento
tu non crederai allo sgomento
è affronterai il fermento.

Attraversando l’arido deserto
dell’estremo nulla,
le profonde gole del non ritorno,
giungerai sino alla fertile terra dell’amore,
dove ad attenderti troverai il tuo cuore. ”

Augurati che venga presto il giorno, in cui non troverai più legna da ardere nel tuo camino, uomo cieco, solo quando l’ultimo bagliore di luce sarà stato soffocato dalla cenere, e tu brancolerai nel buio più impenetrabile, avrai incominciato a vedere davvero.

Voce, sei lontana dalla realtà!

Rispose l’uomo.

Quando il mio camino interiore, si sarà spento e l’ultimo bagliore soffocato, quello sarà il momento in cui io non vedrò più!

Quel giorno uomo, le campane del cielo suoneranno a festa, perché un altro figlio si sarà immesso sul sentiero della verità! Sarà allora che alzando gli occhi al cielo tu riconoscerai la tua stella!

La mia Stella? Ma il cielo è pieno di Stelle, come potrò riconoscere la mia? Voce mi parli di un cielo che non è il mio cielo, di un camino che non è un camino, di occhi che non sono i miei occhi, come potrò mai capire!

Disse l’uomo nello sconforto.

Ascoltami semplicemente ti svelerò la mappa del cuore.

Disse la voce.

Seguirai quella stella nel suo viaggio, sarà lei ad indicarti la strada nella nera notte, la sua luce ti condurrà sino alla più umile delle capanne e lì in un giaciglio di paglia nella semplicità del vivere, verrà alla luce la tua nuova vita.

Ma questa storia la conosco, disse l’uomo: la stella, l’umile capanna, il giaciglio di paglia hai descritto la nascita del re dei re? La luce del mondo venne così in mezzo a noi? Cosa c’entro io, con tutto ciò?

Uomo se hai compreso che ti parlo di un cielo che non è il tuo cielo, di un camino che non è un camino e di occhi che non sono occhi, comprenderai che esiste u

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   4 commenti     di: Cleonice Parisi



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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia