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Racconti e storie sul Natale

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Meditando il Naltale

Mancano pochi giorni al Natale. Auguri a tutti quanti.
Oltre duemila anni fa è nato un bambino speciale. Il suo destino era la croce, poteva rifiutarla, ma quello era il suo destino. Ora che gioia c'è in questo?
È risorto con il corpo e ha distrutto la morte anche per noi.
Dio si è fatto uomo ne grembo di una donna.
Questa gioia è di tutte le famiglie, di tutti gli sposi che intendono vivere una vita normale. Si può anche discutere su ciò che vuole indicare la parola " Normale ".
Credi o non credi il Natale lo festeggi.
" Natale è quando ho i soldi in tasca! "
Che cosa festeggiamo? Pochi minuti fa ascoltavo il Papa alla radio: il sole sorge e si dileguano le tenebre.
Questo il suo messaggio: la vita entra, questa Domenica, nel mondo, e la vita non è compatibile con la morte.
Si festeggia la vita a Natale!
" La vita è quella che fanno certe donne... ".
Oggi, questa parola facevano ripetere le eminenze della Chiesa; oggi: quest'avverbio di tempo.
Oggi è nato il Salvatore!
Voglio ripetere le parole del vecchio Simeone quando il bambino Gesù fu portato al tempio: " Ecco, egli è posto per la caduta e per la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, sicché una spada trapasserà la tua anima, affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori ".
Oggi, la verità...



Il presepe di Pinuccio

In un paesino che corona fa ad un monte incappucciato di bianco e sovrastato da un cielo brume e silenzioso, viveva Pinuccio, un bambino vivace e molto carino.
Il signor Dicembre dalla candida chioma e dalla lunga barba, accusava già dolori in ogni dove; ma prima di cedere il passo al piccolo e prepotente Gennaio, aveva un bel da fare con le sue festività natalizie.
Questo signore che, nonostante gli acciacchi dell'età, si mostrava sempre lindo e punto e ben distinto; conosceva Pinuccio ormai da vari anni, ed anche allora, dunque, voleva aiutarlo a fare il presepe.
I due s'incamminarono un po' fuori paese per raccogliere del muschio ed un po' di legna. La legna serviva a fare la grotta per la Sacra Famiglia e le montagne; il muschio a coprire il tutto.
Pinuccio aiutato dal padre e con l'assistenza non solo morale del signor Dicembre, su di un vecchio tavolo, al ritorno dalla vicina campagna, si metteva alla messa in opera. Man mano si profilava un bel paesaggio, onde non mancavano le stradine, fatte con della farina e dei ciottoli piccolissimi; un bel fiume, fatto con carta azzurra coperta con dei cocci di vetro ed infine un bel laghetto, fatto con un coccio di specchio e con a fianco un mulino di carta.
Il presepe era pronto, ma mancavano le figure, dette anche pastorelli; il padre di Pinuccio, che li teneva ben custoditi in una vecchia scatola li portò alla luce. A quei tempi, i pastorelli erano di terracotta e quindi capitava sempre che qualcuno si rompesse o si mutilasse. Il bambino, che non spiccicava una parola d'italiano, mortificato mostrò al padre e al signor Dicembre l'asinello e disse:

- A chistu e manca a capa, comma avimmu fa?

E il signor Dicembre:

- Non piangere, a tutto c'è rimedio, se ne compra uno nuovo!

Così replicò anche il padre, tra l'altro in altre occasioni molto burbero e manesco, ma davanti ad un signore così distinto ed in occasione delle imminenti festività natalizie, teneva un controllo di sé lodevole.
La cos

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Storia di Natale

È una notte senza luna e senza stelle. Peppino, spinto dal vento gelido di tramontana che spazza il vicolo stretto, arriva a mente fino allo slargo dove termina il paese. Ha la vista appannata perché ha bevuto il residuo dei fondi di bicchiere che ogni sera gli lascia da parte l'inserviente, fuori dal bar, vicino al bidone dell'immondizia. Sa d'aceto e di tappo, ma riscalda lo stesso. Alla mensa dei poveri ha trovato solo una fila interminabile. Alla fine ha rimediato pane vecchio e bucce di formaggio, ne ha messo via una parte nella busta di plastica, con gli avanzi di pollo della rosticceria e una fetta di panettone quasi intera, caduta di mano a qualche bambino distratto o capriccioso. Da dividere coi cani che gli scodinzolano dietro e lo aspettano, o per domani.
Se anche dovesse esserci, per lui, un domani. Per lui che ha visto andare in fumo tutta una vita, senza più ieri né oggi. Appena fuori dal paese ci sono le grotte scavate nel costone ripido della roccia. Nel secolo scorso ci stavano i briganti e i contrabbandieri, ora ci vivono solo i barboni. Sistema alla meno peggio i cartoni per la notte e si rincantuccia sotto la coperta di sacco.

Miriam ha viaggiato per due giorni e due notti. All'alba, quando ha passato la frontiera, le è sembrato un miraggio. È partita da sola in mezzo a tanti, nascosta nel ventre di una nave diretta in Italia. Italiani, brava gente, dicevano. Al suo paese c'erano state le suore missionarie italiane, Miriam aveva studiato catechismo con loro, ricorda tante parole d'italiano.
Ora, nel buio della stiva, vede ancora il villaggio avvolto dalle fiamme che divorano le piantagioni di mais e di zucche. Ha venduto i maiali e gli zebù della sua famiglia per pagarsi il viaggio. Non lascia nessuno, solo capanne d'argilla distrutte ai confini del deserto, e morte. Allo sterminio della sua famiglia nubiana non è sopravvissuta che lei, designata dalla sorte a custodire il vapore, il fantasma della sua gente che, si

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   7 commenti     di: Elvira Siringo


Il nostro Natale allargato

Questa mattina fa davvero freddo, la fiamma pilota della caldaia ha fatto gli straordinari questa notte, attraverso il vetro della finestra della cucina cerco di sbirciare fra i rami di Betulla per scorgere il display luminoso della temperatura esterna del nostro benzinaio, -10, prevista neve anche per oggi pomeriggio.
Con della musica classica di sottofondo, fischiettando motivetti natalizi, mi anticipo nel tempo per confezionare dei sacchettini trasparenti con biscotti speziati fatti in casa per fare dei segnaposto per la tavola di Natale.
In tutto questo, la mia mente cerca anche di elencare i vari passaggi per il menù di Natale, e mentre mi inebrio con il profumo dei biscotti speziati, mi riaffiora un dolce ricordo legato alle feste natalizie, il mio caro Nonno Francesco, per tutti detto Chechi.
Una sua frequente abitudine che li nasceva dal cuore, era quella di arrivare a casa per pranzo o cena portando al seguito qualche amico che stava da solo, o che sapeva in difficoltà, figuriamoci per Natale!
Mia Nonna si preoccupava molto quando Chechi arrivava con qualche commensale in più, non per non ospitare, ma perchè voleva essere avvisata prima, aveva paura che il cibo non bastasse e di fare brutta figura.
Allora Chechi li diceva sempre: "Amabile, non ti preoccupare, dove si mangia in due si mangia anche in tre, in quattro...".
Chechi ci insegnava che bisogna essere cordiali, generosi e ospitali, ma non solo a parole, giusto per compiere il gesto e sentirsi la coscenza a posto, doveva nascere da dentro, dal cuore, ed in particolare ci faceva notare che il Natale era questo, era aprire le porte del cuore e di casa a chi era da solo.
Ecco che allora i geni e l'insegnamento di Nonno Francesco non sono andati persi, e chiunque si trovi a passare dalle nostre parti, per pranzo o cena, un pasto pronto o un boccone al volo lo trova sempre.
Così anche il nostro pranzo di Natale è sempre molto allargato, diventa come un tam tam nella foresta, un passa parola,

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Natale

Come sempre a Natale si è più disponibili verso il prossimo.
Ci si sente più buoni, o almeno lo si crede, come se le festività fossero il toccasana alla nostra cattiveria quotidiana.

I negozi strapieni di gente alla rincorsa del regalo da fare per far bella figura o per accattivarsi un amico, per far felice il figlio, il nipotino o come pretesto per riappacificarsi con chi da tanto tempo non vedevi più.

In tutto quel marasma c'è anche chi lo fa col cuore: felice di far felici!

Scende la sera, le vetrine si illuminano di luci colorate mentre le strade si affollano ancor più e le macchine intasano quelle vie che prima percorrevi in pochi minuti ed ora, se va bene... ore!

Clacson che stromazzano, confusione di pedoni che rischiano di venir soffocati dal fumo delle marmitte sature di veleno... Una mamma con la carrozzina cerca di attraversare la strada, bimbi che si rincorrono tra le macchine ferme in sosta e chi, approfittando, ripulisce, non richiesto, il vetro di una macchina con la speranza di una monetina.

I poliziotti del quartiere cercano di sfoltire il traffico in altre vie meno straripanti di veicoli, ma sembra che tutte debbano andare in "quella" direzione..., il caos! Tutto è nevrotico... tutti alla spasmosa ricerca di qualcosa...

Un clochard, seduto per terra su di un vecchio cartone che servirà come riparo nella notte, davanti alla stazione, osserva e tace. Non chiede nulla, non allunga neppure la mano per sperare in un obolo..., guarda disinteressatamente quel frastuono, quella moltitudine che va e viene, tutti apparentemente con un valido motivo..., osserva e tace, forse sorride...

In quei concitati momenti dove i suoi conterranei sembrano fare a gara a chi spende meglio e bene, nella sua infinita miseria, sente di essere l'uomo più libero del mondo!

   9 commenti     di: Bruno Briasco


A Natale siamo tutti più buoni

Era la vigilia di Natale, ed il freddo era tagliente come la lama di un rasoio. La bimba, vestita di stracci, teneva in mano una lurida bambola di pezza senza una gamba. Il suo fiato chiazzava disegnando un alone di condensa su i cristalli della grande vetrina sovrastata dall'enorme insegna " Antica Pasticceria". I suoi piccoli occhi fissavano, sbarrati, l'interno del negozio, mentre il viso, che poggiato sulla vetrina si era quasi schiacciato come per poter attraversarla, si deformava disegnando una maschera stranita.
Ogni volta che la porta si apriva percepiva il delizioso profumo dei dolcetti, mentre un piacevole calore faceva capolino spargendosi nella strada. Sul bancone vedeva esposti in una fantasia di colori e sapori torte enormi, una miriade di bignè, pasticcini, cioccolate e caldi e fumanti crossaint, li osservava, muoveva le labbra e deglutiva
come se li stesse assaggiando tutti. La gente usciva con dei pacchettini colorati e legati da simpatici fiocchetti dorati e lei aspettava, aspettava, aspettava. Un signore arrivò con un cagnolino al guinzaglio che legò fuori, al palo di un segnale stradale, ed entrò. La bambina si avvicinò' al cagnolino per accarezzarlo e giocare un po', mentre poco dopo quel signore uscì con un fumante crossaint in mano.
Guardò la bimba, prese un pezzo di crossaint e lo diede al cagnolino, aspettò che lo mangiasse e poi lo slegò e si allontanarono. La piccola li segui con lo sguardo mentre due piccole lacrime le solcarono la linea degli occhi scendendo sulle minuscole guance fino a sfiorarle le labbra che strinse mordendole tra i denti.
Poi diede un ultimo sguardo alla vetrina e accostandosi la lercia bambola al petto andò via.

   4 commenti     di: andrea


Honey money

" Non ho mai niente in banca, per quello sono senza donna... "
Mi duole il cuore pensare che sia così. Anch'io ho un'esperienza simile.
L'amore?
" Senza soldi l'amore entra dalla porta ed esce dalla finestra ".
Fino al punto di rifiutare una gentilezza da parte del povero sventurato e dirgli: " Chi ti credi di essere? ".
Ho mandato un messaggio sotto le feste natalizie ad una donna ed ho ricevuto insulti. Un messaggio ingenuo...
Non hai soldi stai a casa! È prevista la reclusione per il non possidente. Mi è venuto un colpo e ne risento tutt'ora dopo alcune ore per la mancanza di sensibilità delle persone in genere.
" Buongiorno! ", " Come va! ", "Tutto è un guadagno! ".
Le persone positive sono almeno piacevoli da incontrare,
Poi c'è gente che non vuole dirti neanche il nome. Perché?
Non vorrei cadere nell'ironia socratica ma perché?
I palpiti del mio cuore sono ancora irregolari.
C'è la teoria del mal momento: " L'hai presa in un cattivo momento... ".
Sei serio? Ti fanno questa richiesta: vogliono vedere i soldi.
Mi è capitato tante volte. E non solo vederli!
La prima cosa che dico è che ne sono privo...
Ma nelle persone contorte questa cosa appare come una strategia.
Honey money - tesoro denaro - caro...




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Il Natale è la festività cristiana che ricorda la nascita di Gesù di Nazareth. Viene festeggiato il 25 dicembre (o il 7 gennaio nelle Chiese orientali). - Approfondimenti su Wikipedia